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Dante e Pisa, storia di un amore non corrisposto?

25 marzo: giorno del Capodanno Pisano e del Dantedì.

Vista la speciale coincidenza, cogliamo l’occasione per ricordare il genio di Dante e il suo controverso rapporto con la nostra città.

Il 25 marzo scorso è stato celebrato il Dantedì, la Giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri, ricorrenza ancora più significativa quest’anno perché cade nel settecentesimo anniversario della morte del Sommo Poeta.

Questa data è stata scelta perché è quella che gli studiosi riconoscono come inizio del viaggio nell’aldilà della Divina Commedia.

Tuttavia per noi pisani il 25 marzo è un giorno importante anche per un’altra ricorrenza: il Capodanno Pisano.

Infatti Pisa è tradizionalmente in anticipo rispetto al resto del Mondo, perché fa coincidere l’inizio del nuovo anno con il giorno dell’Annunciazione, nove mesi prima del Natale secondo il calendario Gregoriano.

Cosa lega Dante a Pisa? Che rapporto aveva il poeta con la nostra città?

“Ahi Pisa, vituperio de le genti”

Le parole che Dante rivolge a Pisa nel canto XXXIII dell’Inferno (v.79) hanno fatto sì che la nostra città sia rimasta nella storia come luogo ostile al Sommo Poeta.

Pisa viene definita come la vergogna dei popoli di tutta Italia e contro di lei  viene lanciata una vera e propria maledizione: poiché le città vicine non si decidono a punirla, il poeta le augura addirittura che le isole di Capraia e Gorgona si muovano e chiudano la foce dell’Arno, così da annegare tutti  i suoi abitanti.

Qual è la colpa di Pisa? Quella di aver imprigionato e condannato a morire di fame non solo il Conte Ugolino della Gherardesca, ma anche i suoi quattro figli, piccoli ed innocenti, rinchiusi con lui all’interno della Torre della Muda. 

La torre, che dopo questo avvenimento storico prese proprio il nome di Torre della Fame, si trovava in Piazza del Cavalieri (all’epoca chiamata Piazza delle sette vie). Successivamente fu inglobata nel Palazzo dell’Orologio e oggi ospita parte della biblioteca della Scuola Normale Superiore.

Dante e Pisa
Palazzo dell’Orologio in Piazza dei Cavalieri a Pisa

I drammatici fatti di Ugolino erano ben noti all’epoca anche prima che venissero raccontati da Dante, ma il fatto che il poeta abbia chiuso il racconto con l’enigmatico verso 75:

Poscia, più che ‘l dolor, potè ‘l digiuno

non ha fatto altro che alimentare il mistero intorno alla figura del Conte, che secondo una possibile chiave di lettura, vinto dalla fame, avrebbe mangiato i corpi dei figli.

Cosa successe veramente all’interno della torre non è dato saperlo, ma sulla scorta di questo verso le credenze popolari si sono radicate e sopravvivono ancora oggi.

Nella sua opera Dante accusa e maledice Pisa,  ma Pisa (come il resto del mondo) non può far altro che amare e ammirare Dante.

A lui è intitolata la grande piazza nel quartiere medievale di Santa Maria, sulla sponda destra del fiume Arno nella zona del Lungarno Pacinotti, sulla quale si affacciano il Palazzo della Sapienza, sede della facoltà di Giurisprudenza e della Biblioteca Universitaria, e la Cassa di Risparmio di Pisa.

Insomma, noi pisani non portiamo rancore, tanto più che alcuni studiosi sembrano voler riabilitare la fama di Pisa e il suo ruolo nella vita di Dante stesso.

Forse il Sommo Poeta non odiava davvero la nostra città, anzi…

Secondo studi recenti tutto farebbe pensare che nel 1312 e 1313 Dante sia stato a Pisa con la corte imperiale e che proprio qui abbia scritto il De Monarchia, cioè il suo trattato politico a favore dell’impero. 

Quindi proprio nella città della Torre Pendente avrebbe trovato non solo protezione, ma avrebbe anche avuto a disposizione tutti i libri di diritto che gli servivano per comporre la sua opera.

Resta il fatto che, nel bene o nel male, Pisa ha meritato un posto di rilievo nell’opera dantesca e si è guadagnata eterna memoria grazie a versi famosi in tutto il mondo.

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Sicuramente troveremo la casa giusta per te.

Luca Nardi e Marco Donati

Published inVivere a Pisa

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