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Capodanno pisano: perché si celebra a marzo?

A Pisa il capodanno si festeggia due volte: il primo gennaio e il 25 marzo, giorno che coincide con il concepimento di Cristo.

La ricorrenza del capodanno pisano ha origini antiche, ma è stata riscoperta e valorizzata solo recentemente.

Fu infatti un articolo scritto nei primi anni ‘80 a portare all’attenzione della città una tradizione ormai dimenticata da secoli.

Le celebrazioni inizialmente furono organizzate da associazioni e appassionati.

Quando poi, in prossimità dell’anno 2000,  Pisa ebbe la possibilità di entrare nel nuovo millennio in anticipo rispetto al resto del mondo, l’organizzazione ufficiale passò al Comune di Pisa.

Ma perché il capodanno pisano si festeggia proprio il 25 marzo? Alla base ci sono motivazioni storiche e religiose, vediamo quali. 

Il calendario Pisano

Nei documenti medievali di lingua latina, il calcolo del tempo scandito dalle indicazioni dell’anno, del mese e del giorno, ha avuto “punti di partenza” diversi, che coincidevano spesso con il verificarsi di grandi eventi, solitamente politici e religiosi. 

Il riferimento più comune e utilizzato è la cosiddetta “era cristiana”, che fa partire il conto degli anni dalla nascita di Cristo. Tuttavia, secondo i tempi e i luoghi, si seguono stili diversi:

  • Secondo lo stile della natività, il primo giorno dell’anno è proprio il 25 dicembre;
  • lo stile della circoncisione invece fa partire l’anno dal primo gennaio e corrisponde allo stile comune;
  • infine c’è lo stile dell’incarnazione, cioè con l’inizio dell’anno che corrisponde al concepimento di Cristo, il 25 marzo appunto.

Quest’ultimo stile si può applicare secondo due diverse declinazioni:

  1. quella pisana, che anticipa di 9 mesi rispetto alla natività e che coincide con l’anno comune dal primo gennaio al 24 marzo;
  2. quella fiorentina, che ritarda di tre mesi rispetto alla natività, con l’incarnazione che viene calcolata tre mesi dopo la nascita di Gesù. 

Va specificato che lo stile dell’incarnazione non è usato solamente da pisani e fiorentini, ma è un computo usato in molte zone d’Italia e fino al 1300, secondo i documenti medievali, era tra i più diffusi. 

L’uso di questo calendario è stato abolito nel 1749, anno in cui il governo granducale decise di passare allo stile moderno, entrato ufficialmente in vigore il primo gennaio 1750.

L’orologio solare del capodanno pisano

La tradizione vuole che l’anno pisano sia scandito da un orologio solare.

Alle ore 12 del 25 marzo infatti un raggio di sole penetra all’interno del Duomo della città colpendo una zona prossima all’altare maggiore. 

A causa delle pesanti modifiche del XVII secolo, questo meccanismo è venuto meno. È stato poi ripristinato in seguito, tra il XIX e il XX secolo, sfruttando un’altra finestra e stabilendo come bersaglio una mensola a forma di uovo, posizionata sul pilastro accanto a dove fu riassemblato il pergamo di Giovanni Pisano nel 1926.

L’evento di solito è preceduto da un corteo storico della Repubblica Marinara e dai gonfaloni dei comuni pisani e viene celebrato con una breve cerimonia religiosa che termina a mezzogiorno in punto.

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Luca Nardi e Marco Donati

Published inVivere a Pisa

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